All you need is… sleep! Il sonno e gli animali.

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Dormono i mammiferi, gli uccelli, i rettili e gli anfibi, molti pesci e in qualche forma gli insetti. Dormono persino alcuni organismi “semplici” come i nematodi e i batteri.

Un meccanismo biologico, che chiamiamo ritmo circadiano, induce il sonno notturno nelle specie diurne e viceversa.

Cos’è il ritmo circadiano?

Il primo ad intuire che i ritmi osservati in molti organismi biologici, sia animali che vegetali, potesse essere regolato da un sistema endogeno fu nel 1729 Jacques d’Ortous de Mairan, astronomo francese.

Il nome, dal latino circa diem, l’ha coniato però Franz Halberg, medico rumeno fondatore della moderna Cronobiologia.

Si tratta di una branca della biologia che studia i fenomeni ciclici, periodici, degli organismi viventi, in relazione al ritmo di Luna e Sole.

Franz Halberg è riuscito a documentare il legame profondo tra ritmi biologici, salute e malattia, vita e morte. [1]

Ha applicato le sue scoperte al trattamento del cancro, dimostrando maggior efficacia e minori effetti collaterali se la somministrazione dei chemioterapici segue il ritmo di alcuni marker.

Ha perseguito per tutta la vita il principio cardine della medicina Primum nil nocere e l’individualizzazione dei trattamenti basandosi sui ritmi naturali, introducendo il ruolo fondamentale del tempo nella diagnosi, prognosi, terapia e soprattutto prevenzione.

Il ruolo del sonno

Al sonno sono stati dedicati un numero davvero incredibile di studi e ricerche di ogni genere.

Fenomeno affascinante e misterioso, ha indotto uomini e donne di scienza di ogni tempo ad indagarne il funzionamento, i meccanismi, le ripercussioni sulla salute, il significato.

I disturbi del sonno sono così frequenti che oggi molte Università di tutto il mondo hanno dipartimenti dedicati, come il Centro di Medicina del Sonno dell’Università di Parma.

La Medicina del Sonno analizza quantità e qualità sia del sonno che della veglia e coinvolge numerose discipline, dalla neurologia alla Medicina del Lavoro. [2]

Oggi sappiamo che ciò che si verifica durante il sonno è strettamente correlato all’equilibrio fisico e psicocognitivo degli organismi.

Conosciamo macro e microstruttura del sonno: la prima caratterizzata dall’alternarsi di fasi di sonno leggero, profondo e REM, la seconda dal sonno CAP.

CAP è l’acronimo di Cyclic Alternating Pattern, periodi di sonno “dinamico” durante i quali l’attività vegetativa aumenta e si verificano “microrisvegli” in genere non percepiti.

Sappiamo che sonno e veglia sono due facce della stessa medaglia, in rapporto di reciprocità tra loro.

Abbiamo capito che la fisiologia del sonno è regolata in gran parte a livello ipotalamico, nel nucleo soprachiasmatico, vero e proprio “orologio endogeno”.

Il sonno negli animali

E come le sappiamo tutte queste cose? A chi dobbiamo le più importanti scoperte sull’argomento?

Agli animali, ovviamente!

Jerome Siegel, professore di psichiatria al Centro per la ricerca sul sonno della UCLA ha dichiarato “L’unico modo per capire il sonno umano è studiare gli animali“. [3]

Gli animali però appartengono a specie anche molto distanti tra loro: le giraffe sono in grado di dormire pochissimo, sembra che possano rimanere sveglie per settimane.

Al contrario i pipistrelli possono dormire per tutto il giorno.

I ratti hanno bisogno di sonno in modo simile a noi, per poter rimanere vigili e compiere tutto ciò che la quotidianità richiede.

Secondo Siegel il tasso di metabolismo cerebrale condizionerebbe il sonno: in generale animali di piccole dimensioni, con tasso metabolico elevato, hanno maggior necessità rispetto ad animali di taglia molto grande come le mucche, le giraffe appunto e gli elefanti.
Per loro sarebbero sufficienti quattro ore di sonno al giorno.

Senza però dimenticare la differenza tra prede e predatori.

Gli uccelli per esempio cercano di dormire al riparo dai predatori, protetti dallo stormo.
Per questo quelli in posizione più esterna tendono ad aprire frequentemente un occhio!

Un vero e proprio mistero resta al momento il sonno dei mammiferi marini: i delfini dormono ma con un solo emisfero cerebrale, l’altro rimane attivo.
Per questo continuano a nuotare e a salire in superficie per respirare anche dormendo.

Eppure il loro ritmo sonno-veglia è simile a quello di altre specie di mammiferi, compresa la nostra.

Non solo, un gruppo di ricercatori della Brown University di Providence hanno dimostrato che anche noi, proprio come delfini e uccelli, abbiamo capacità di sonno uniemisferico in situazioni nelle quali non ci sentiamo perfettamente al sicuro. [4]

Per concludere

Ogni specie ha le sue abitudini di sonno e indiscusso è il ruolo fondamentale sulla salute per gli animali di ogni età.

Per questo è così importante rispettare il riposo degli animali, anche di quelli con cui viviamo a cui spesso stravolgiamo i ritmi biologici, in particolare se si tratta di specie crepuscolari-notturne, ma non solo!

Post scritto da Dr. Cinzia Ciarmatori, DVM, GPCert(ExAP)

[1] http://halbergchronobiologycenter.umn.edu/home/franz-halberg
[2]Spaggiari M.C., Fisiologia del sonno
[3]sleepfondation.org
[4] https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(16)30174-9

Foto: da Pexels e Unsplash

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