Coniglio e microbiota. Cosa sappiamo e perché è così importante?

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Coniglio e microbiota

Il microbiota è una delle scoperte scientifiche recenti che più ha attratto l’attenzione dei ricercatori di numerose discipline. A causa soprattutto delle enormi implicazioni in termini di salute.
Anche in medicina veterinaria microbiota e microbioma occupano ormai un posto di rilievo e dopo cane e gatto anche il microbiota del coniglio comincia ad essere studiato con maggior attenzione.

Storia evolutiva e alimentazione

Conoscere la storia evolutiva del coniglio e le caratteristiche anatomiche e fisiologiche consente di comprendere immediatamente che l’apparato digerente in questa specie, a partire dalla bocca e dai denti, si è evoluto per ricavare il massimo in termini nutrizionali da alimenti poveri di calorie e ricchi di fibra.

Si tratta dunque di un animale erbivoro in senso stretto che in natura si nutre in particolare di erba e piante spontanee, seppur con le dovute variazioni stagionali: in inverno introduce infatti cortecce di alberi, in particolare salici, betulla e querce, foglie secche, aghi di pino, rami e ramoscelli.

Per quanto concerne i vegetali si tratta nello specifico di graminacee come festucadigitariabrachypodium; leguminose, come erba medica, fieno greco e trifoglio; asteraceae tra cui camomilla, calendula e tarassaco; urticacee come ortica e parietaria; plantaginaceae come la piantaggine.

In generale quindi l’alimentazione naturale dei conigli, facendo riferimento all’erba di campo, è composta di fibra per il 20-25%, di proteine per il 15% e di grassi per il 3%.

Molte fibre in gran parte indigeribili per stimolare la peristalsi, poche proteine, pochissimi grassi, pochi carboidrati e poche calorie.

Coniglio e microbiota

Mai come per gli animali erbivori l’equilibrio del complesso ecosistema di microrganismi che albergano nell’intero tratto digerente è fondamentale per il mantenimento della salute.

Un’alterazione acuta del microbiota può dare avvio ad eventi patologici anche molto gravi, in alcuni casi fatali. Un disequilibrio cronico sarà foriero di episodi patologici di apparente minor entità ma che ripetuti nel tempo predispongono a molte altre patologie.

In generale i batteri più rappresentati nel microbioma di coniglio sano appartengono ai phyla FirmicutesTenericutes e Bacteroidetes, che convivono con protozoi ciliati, lieviti e una minor concentrazione di archei.

Consentono la trasformazione di cellulosa e lignina in acidi grassi, in particolare acetico, propionico e butirrico che vengono rapidamente assorbiti e raggiungono il torrente ematico.

La complessità di questo ecosistema rende possibile anche il fenomeno noto come transfaunation, che comporta un cambiamento di rapporto tra phyla dal mattino, in cui il pH è basico, al pomeriggio quando il pH diventa acido.

Conclusione

Lo studio del microbiota del coniglio richiederà nel prossimo futuro ulteriori studi e approfondimenti. Dedicati in particolare ai conigli che ricevono un’alimentazione adeguata per la specie.

La frequenza e gravità dei disturbi gastroenterici in questa specie infatti rende ancora più necessario un avanzamento nello studio del complesso e delicato equilibrio dei microrganismi che compongono il microbiota. Il cui ruolo nella digestione e trasformazione di alcuni componenti alimentari quali la fibra è indiscusso.

Post della Dr. Cinzia Ciarmatori, DMV, GPCert(ExAP)

Immagine: MiDog.com

Parte del testo è tratto da La medicina del Coniglio edito da EbookECM al quale si rimanda per ulteriori approfondimenti.

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