ENPAV: cosa succede che dovremmo sapere?

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Siamo una categoria tanto aggiornata, eppure esistono una serie di argomenti su cui il Medico Veterinario spesso preferisce non sapere e l’ENPAV è sicuramente uno di questi. Nella maggioranza dei casi, nominiamo il nostro ente di previdenza solo per lamentarci dei minimi che sono dovuti o degli assegni di maternità che dobbiamo (praticamente) restituire allo Stato, fra tasse e contribuiti. Come spesso capita in Italia, se qualcosa è di tutti, la percepiamo come se non fosse di nessuno.

Al contrario, l’ENPAV e, in particolare, i soldi versati e presenti nelle sue casse, sono “cosa nostra”, di tutti noi, Medici Veterinari. Per questo, riteniamo importante dare voce ad alcuni nostri delegati, per capire cosa sta succedendo in ENPAV negli ultimi anni. Abbiamo intervistato Carmelo Intersimone, Medico Veterinario e delegato ENPAV per la provincia di Udine.

Prendetevi qualche minuto di tempo colleghi/e e leggete questo articolo.
L’argomento ci interessa tutti e tutte!
Noi di Webinar4Vets siamo ovviamente interessati anche al punto di vista di Gianni Mancuso, che ospiteremo in un altro articolo, ma cominciamo dal principio!

Ciao Carmelo, ci potresti dire in poche parole cosa sta succedendo in ENPAV e come mai dovrebbe interessarci tutti/e? 

In poche parole? È… una parola! Proviamo. Dopo anni di “unità”, a volte anche un po’ forzata, ma con votazioni che molto raramente non sono state unanimi o quasi, si è venuta a creare una spaccatura fra una componente minoritaria ma comunque di rilievo dell’Assemblea e chi guida ENPAV.

I contrasti sono nati quando, nella primavera 2020, i vertici di ENPAV hanno presentato un corposo progetto di riforme da “discutere”online e approvare nel giro di un mese, assieme alla votazione del bilancio.  Modalità e tempistiche hanno fatto storcere il naso a molti delegati, che hanno chiesto ed ottenuto una revisione di tempi e modalità (anche se, per dirla tutta, delle opzioni possibili è stata scelta quella più favorevole a Presidente e CdA, e più “pesante” per le casse di ENPAV: un’assemblea straordinaria a un mese di distanza)

La vera causa della rottura è però legata ai contenuti di quanto ci è stato presentato, dei quali parlerò più avanti: solo per dare un senso alla risposta, anticipo che i contrari alla riforma hanno contestato la volontà da parte dei vertici attuali di perpetuare il loro modus operandi e di limitare il più possibile l’opposizione al loro operato. E quì c’è anche il perché una cosa apparentemente solo “politica” interessi tutti gli iscritti.

Dire che Il Presidente Mancuso e la sua squadra abbiano lavorato male sarebbe oggettivamente ingiusto; ma chi si oppone a queste riforme ritiene che un sano ricambio di cervelli porterebbe idee nuove ed un miglioramento dell’efficienza dell’Ente. A differenza di chi pensa di essere non solo la migliore, ma addirittura l’unica gestione possibile per ENPAV, non solo ora, ma anche in futuro, ritardando ed ipotecando la successione.

Qualche nozione importante, prima di proseguire: come è strutturato attualmente ENPAV da un punto di vista rappresentativo? i delegati come vengono eletti e in che numero?

Ad ogni Ordine corrisponde un delegato provinciale, eletto dagli iscritti ENPAV (i pensionati ed i colleghi non iscritti non votano). La durata del mandato è di cinque anni, il delegato può essere rieletto al massimo per tre volte consecutive. Ogni delegato rappresenta 250 iscritti: quindi il delegato di una piccola provincia ha un voto, la delegata della provincia più grande (Milano) ne ha ben 10. Ottenere il favore di tre o quattro delegati “pesanti” (che magari hanno preso meno voti degli altri, data la scarsa partecipazione che vediamo di solito al momento dell’elezione…) può scavalcare il volere di un quarto dell’assemblea. I delegati eleggono il Presidente ed il vice-presidente dell’ENPAV (una votazione)  il Consiglio di Amministrazione (sei membri) il Collegio dei Revisori dei Conti (tre effettivi e tre supplenti). Il CdA viene eletto col sistema delle liste contrapposte: la prima lista elegge quattro membri, la seconda due. Allo stesso modo per i revisori, due alla vincente, uno alla seconda. Le liste del CdA e dei revisori sono separate, per evitare, almeno sulla carta, la commistione controllore/controllato. Non è necessario che i gli eletti siano delegati (il dott. Mancuso e il dott. Scotti ad esempio non lo sono) ed in ogni lista può essere presente anche un pensionato. Presidente ecc. possono svolgere al massimo due mandati consecutivi.

Anche se spesso la percepiamo solo nel momento del “dare”, l’ENPAV rappresenta tutti noi e quello che riceveremo, come pensione o contributo al momento del bisogno.

La proposta di modifica allo statuto presentata durante la primavera 2020, come modificherebbe questi passaggi? 

Siamo al nocciolo della questione. Le proposte di modifica allo statuto ed al regolamento delle elezioni comporterebbero, essenzialmente due “novità”: la prima, l’aggiunta di un ulteriore mandato (delegati quattro, Presidente, Vice, CdA, Revisori tre), con la motivazione che i componenti degli attuali vertici dovrebbero andare via quasi tutti a scadenza di questo mandato, lasciando un “buco” nella guida dell’ente. Sulla seconda, mi devo dilungare un po’. Con abile artificio di termini, l’attuale sistema delle liste “contrapposte” diventerebbe il sistema delle liste “concorrenti”. Il che comporterebbe, nella volontà di chi ha scritto la riforma: 1) la possibilità della presentazione di un’unica lista (oggi obbligo almeno di due); 2) Nominativo del Presidente nella lista (oggi elezione indipendente); Vicepresidente eletto dal CdA, non più come figura indipendente da parte dei delegati. 3) Candidati al collegio sindacale all’interno della lista (Organo di controllo assieme all’organo da controllare) 4) Assegnazione di tutte le cariche alla lista vincente 5) Numero massimo di 11 candidati presentabili in una lista (limite oggi non esistente).

Permettetemi una piccola considerazione: chi si è opposto a questo progetto di riforma ha lamentato, da un lato l’inopportunità delle tempistiche (dopo dieci anni ed oltre di guida dell’Ente, qualcuno si sveglia e si accorge a poco tempo dalla fine del suo lavoro che lascerebbe un “vuoto di potere”….), la volontà di autoperpetuarsi ai vertici (non dimentichiamo che il limite ai mandati è stato stabilito, su richiesta ministeriale, nel 2011, ma più di qualcuno degli attuali consiglieri, nonché il Presidente, era in carica già da prima: si è considerato come primo mandato quello post-2011, azzerando i precedenti), la perdita di democraticità nel nuovo sistema elettorale (chi vince prende tutto).

Dopo approvazione di questa riforma (statuto e regolamento elettorale), arrivata in tempi brevissimi a luglio 2020, il tutto è stato inviato al Ministero del Lavoro, ente incaricato di vigilare sugli Ordini professionali. Come ha valutato il Ministero questa riforma e perché? 

I Ministeri vigilanti hanno respinto totalmente l’impianto della riforma, con le stesse motivazioni (in qualche caso, andando anche oltre) di chi aveva espresso la sua contrarietà alla riforma. Da un’attenta lettura del documento ministeriale (nonché dalla presentazione del Presidente ENPAV della bocciatura del provvedimento) sorge il forte sospetto che i vertici dell’Ente fossero già stati messi sull’avviso rispetto alle molte criticità del provvedimento. Cosa della quale l’Assemblea non è stata minimamente informata prima del voto.

Come proseguirà la faccenda adesso? Ovvero, come mai il tema di questa riforma è ancora attuale, pur essendo stata bocciata? 

Il tema è ancora attuale perché siamo nelle mani della giustizia amministrativa. I vertici dell’ENPAV hanno deciso di agire in due direzioni: chiedendo al ministero di tornare sui propri passi e presentando un ricorso al TAR del Lazio contro il respingimento della riforma. Quest’ultima decisione è stata presa in autonomia, con la motivazione che il tempo limite per la presentazione del ricorso  non permetteva di passare attraverso l’Assemblea. Tecnicamente corretto, molto discutibile dal punto di vista del rispetto degli iscritti: i soldi del ricorso sono di tutti!

Per tutti i colleghi e le colleghe che staranno pensando “ma se è così importante, perché non lo sapevo” avresti una risposta da dare? non abbiamo visto né ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’Ente.

Dovresti chiederlo alle stesse persone che l’anno scorso hanno suonato la grancassa quando la riforma è stata votata dall’Assemblea…Sarebbero bastate due righe sul sito ENPAV o su 30giorni. In ogni caso, i delegati dovrebbero avere comunque informato gli iscritti delle rispettive province di questi accadimenti. Se non lo hanno fatto, hanno mancato al loro mandato

Se invece lo hanno fatto, ma come troppo spesso solo una piccolissima parte dei colleghi ha letto le mail o ha partecipato alle assemblee dell’Ordine… Beh, chi è causa del suo mal (i veterinari) pianga se stesso. A Udine, come a Teramo, come…ovunque!

Dove possiamo trovare materiale e approfondimenti su questo tema e, soprattutto, cosa possiamo fare come singoli Medici Veterinari al riguardo? 

Il singolo medico veterinario al momento può fare poco: alla luce di quanto abbiamo detto fin qui, parlare e confrontarsi col proprio delegato. Ma anche noi non abbiamo voce in capitolo, per ora: una revisione della riforma è estremamente improbabile, quindi tutto dipende dalle decisioni del TAR. Per il futuro, andare a votare e scegliere con cura chi ci deve rappresentare in Assemblea. Chi pensa di avere il tempo, la capacità e la pazienza di impegnarsi, valuti la possibilità di candidarsi a delegato: in troppi Ordini, specie i più piccoli, la scelta avviene… per disperazione (perché non si trova nessuno disponibile)!

Approfondimenti: per quanto riguarda l’esistente, lo statuto dell’Ente, articoli 9, 10, 12, 15, 21, 24, 26 e il Regolamento per l’elezione del CdA e del Collegio Sindacale: documenti sul sito dell’Ente. Per quanto riguarda le novità e la risposta dei Ministeri, purtroppo il materiale non è pubblico, ma è presente solo nell’area riservata ai delegati. Quindi, per saperne di più, è necessario passare attraverso il rappresentante provinciale. Esiste un articolo, pubblicato da Quotidiano Sanità, che riporta con dovizia di particolari molte delle cose delle quali abbiamo parlato.

Grazie mille Carmelo del tuo tempo e della chiarezza.

Bene, vi ringrazio per l’attenzione, spero di essere riuscito a spiegarmi.

In seguito alla pubblicazione di questo articolo abbiamo avuto modo di confrontarci anche con il dott. Mancuso, a breve seguirà un articolo di replica.

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