I Sali di Schüssler cosa sono e come nascono

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Sali di Schüssler

La metà dell’800 è stato un momento di grande fermento, che ha portato in medicina copiosità di idee e nuove conoscenze. Tra queste possiamo senz’altro citare i Sali di Schüssler, impiegati da molti anni anche in medicina veterinaria.

Sali di Schüssler, da chi prendono il nome?

Dal dottor Schüssler, medico e ricercatore tedesco contemporaneo di Samuel Hahnemann, vissuto tra il 1821 e il 1898. Come molti suoi contemporanei ha lavorato a lungo per scoprire i motivi fondamentali dell’inefficacia delle terapie applicate fino a quel momento.

Proprio durante le sue ricerche ha studiato e scoperto quelli che tutt’oggi conosciamo come i “12 Sali biochimici di Schüssler”.

Il medico delineò la teoria secondo cui alcuni disturbi fisiologici sarebbero connessi ad una carenza di specifici sali minerali: stimolando l’organismo con determinate sostanze le cellule sarebbero state in grado di assimilare quei sali minerali biochimici, indispensabili per riequilibrare l’organismo.

Lo sviluppo del metodo

Partendo da questa teoria, il dottor Schüssler sviluppò la “terapia biochimica” secondo cui alcune malattie sono curabili proprio grazie all’assunzione di determinati sali minerali; ne individuò dodici, presenti nel sangue e nei tessuti.

Proprio in quel momento storico si delineò anche l’aspetto fondamentale della sostanza interstiziale, ovvero del tessuto connettivo come sede di sistemi di scambio e di informazioni biochimiche.

La conformazione strutturale e il buon funzionamento dell’interstizio sono determinanti per la qualità dei tessuti, delle cellule e dell’organismo nel suo insieme. Proprio in quest’ambito si fissano le sostanze biochimiche di Schüssler.

Sali di Schüssler e obiettivi terapeutici

Obiettivo principale della terapia con i Sali di Schüssler è indurre le cellule ad assimilare gli elementi di cui è carente l’organismo. I sali stimolano i fluidi organici, le cellule ed i tessuti, riportando l’equilibrio.
Provengono da fonti inorganiche ma anche da alcune piante e vengono preparati secondo diluizione decimale e poi dinamizzati (solitamente si utilizzano le diluizioni D 6 o D 12).

Non si tratta di minerali in senso stretto quanto piuttosto di “sostanze minerali funzionali” che esplicano la loro azione a livello cellulare. Contengono sempre un elemento basico e uno acido legati insieme e, grazie al legame di basi e acidi preformato, l’organismo non deve mettere insieme tali combinazioni partendo dai singoli elementi.

I sali svolgono la loro azione in qualità di sostanze funzionali a livello del liquido interstiziale, della membrana cellulare o direttamente a livello cellulare.
Per quanto riguarda le diluizioni, il metodo prevede per la maggior parte dei sali la somministrazione alla diluizione D6. Fanno eccezione il fluoruro di calcio, il fosfato di ferro e l’acido di silicio che vengono meglio assunti alla D12. 

In base alle ricerche di Schüssler i sali minerali sono maggiormente biodisponibili in questo rapporto, per questo sono state scelte le diluizioni sopra citate.

Cosa determina la carenza? Alcune ipotesi.

L’insufficienza di un determinato sale insorge nell’uomo, secondo lo scopritore del metodo, a causa di modelli comportamentali errati. Il modo di vivere, lo stress, la rabbia, il senso di costrizione, le carenze o gli squilibri nutrizionali, il sovraccarico di radiazioni (soprattutto elettromagnetiche). Ma anche infiammazione cronica e infiammazioni purulente come quelle a carico dei denti.

Anche il fondatore dell’omeopatia Samuel Hahnemann, nei suoi ultimi anni di vita, evidenziò che le sostanze omeopatiche erano molto più efficaci se assunte insieme a determinati sali minerali.
Si può quindi ipotizzare che la trasmissione di informazioni a livello tessutale profondo e cellulare migliora quando i sistemi biologici umani e animali sono in equilibrio, anche grazie ai sali di Schüssler.

Post a cura della dott.ssa Valentina Guidoboni, DMV

Foto di ideegreen.it

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