L’eredita delle emozioni: un viaggio attraverso l’epigenetica

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Epigenetica

 I nostri antenati hanno osservato per anni il comportamento degli animali per soddisfare, inizialmente, quelli che erano ritenuti i bisogni vitali.

Grazie all’intervento di coloro che sono classificati come i padri fondatori dell’etologia e della biologia come Lamarck, Darwin, Lorenz e Tinbergen, lo studio del comportamento animale ha assunto negli anni una valenza sempre più scientifica diventando  una vera e propria disciplina di studio.

Lamarck, Darwin e le teorie evoluzionistiche

Le teorie evoluzionistiche che fungono come linee guida per  il mondo dell’etologia sono quelle proposte da Lamarck e Darwin.
Seppur opposte, trovano entrambe fondamento nel concetto di adattamento secondo il quale tutti gli organismi rispondono alle trasformazioni ambientali evolvendo una forma o comportamento adatto alle nuove circostanze.

Da un lato abbiamo Lamarck che  sostiene che la vita si origini per generazione spontanea e che l’ambiente in cui l’individuo cresce e si sviluppa ne orienta la variazioni in una direzione.

Visione opposta è quella presentata dal suo contemporaneo Darwin, assieme al concetto di selezione naturale.
Nel quale illustra la conservazione delle variazioni favorevoli con la sopravvivenza e il successo riproduttivo degli individui che le presentano.
Il biologo sostiene inoltre che in una popolazione formata da organismi della stessa specie, le variazioni hanno tutte la stessa probabilità di verificarsi senza una direzione preferenziale.

Nell’ambito della biologia hanno prevalso gli studi e le teorie Darwiniste, vedendo accantonate e sminuite quelle Lamarckiane.

Il Novecento e la nuova tradizione di ricerca di Lorenz

Tra il 1910 e 1950 assistiamo all’affermazione di una nuova tradizione di ricerca etologia guidata dalla figura di Lorenz. 

Lorenz si interessa allo studio dell’apprendimento animale, con particolare attenzione alla differenza tra comportamento innato e comportamento appreso.
Il termine innato può essere paragonato a “genetico” in quanto  si riferisce a quel comportamento che si sviluppa negli individui senza alcuna influenza ambientale o dovuta a esperienza. Contrapponendosi  cosi’ a quei comportamenti che si sviluppano a seguito di processi di apprendimento o imitazione.
Il comportamento appreso, invece,  è dato dall’esperienza , identificando quel processo di adattamento biologico che modella l’individuo in modo tale che risulti idoneo al proprio ambiente riuscendo a sopravvivere.

Tinbergen, una nuova chiave di lettura

Inizialmente gli studiosi credevano che le leggi dell’apprendimento fossero le stesse per tutte le specie animali, ma una nuova chiave di lettura fu data da Tinbergen che  elabora il  modello di “organizzazione gerarchica degli istinti”. Secondo il quale i moduli comportamentali si manifestano secondo un ordine temporale e le “quattro zampe dell’animale di Tinbergen”. Quattro modi diversi di considerare il comportamento animale individuando le cause prossime (perché ad esempio i germani reali migrano?), l’ontogenesi ossia i fattori genetici e esperienziali che influenzano la manifestazione di un comportamento (perché il germano reale giovane sa già la strada da percorrere?), la filogenesi quindi la storia della specie e comprendere in quale punto della linea riproduttiva sia comparso tale comportamento (tutti gli uccelli sono migratori?) ed infine le cause remote (per quale scopo migrano?) ossia quelle cause funzionalmente adattive  a tale comportamento.

L’epigenetica e il ruolo transgenerazionale delle esperienze

La nascita dell’epigenetica

In che modo i fattori esperienziali e genetici influenzano la manifestazione di un comportamento? L’ambiente può agire sul genoma di un organismo vivente? Queste domande trovano risposta in una nuova disciplina che negli ultimi anni sta assumendo sempre più rilevanza. L‘epigenetica.

L’ epigenetica va ad interessarsi  proprio a quei meccanismi molecolari attraverso cui l’ambiente agisce sull’attività dei geni. Dando vita cosi’ ad una memoria emozionale intesa come la trasmissione dei traumi e delle esperienze passate nella relazione genitori –figli.

Questa nuova chiave di lettura del patrimonio genetico è  un metodo utile per creare nuove soluzioni, mirate alla prevenzione di patologie degenerative e non. E di patologie comportamentali, fornendo così uno strumento in più per quelle che sono ormai all’ordine del giorno nell’ambito prettamente etologico e veterinario.
La scoperta della trasmissione genitori-prole di paure  e traumi può , senza dubbio, essere un ulteriore motivo per prevenire fenomeni quali il maltrattamento e/o abbandono. Senza andare a compromettere la relazione dell’animale stesso con conspecifici e non.

L’epigenetica è sicuramente un mondo nuovo grazie al quale teorie ritenute meno importanti come quelle proposte dallo stesso Lamarck, sono state nettamente rivalutate. Così come il ruolo rivestito dall’ambiente.
Quest’ultimo è risultato essere il fattore responsabile di cambiamenti epigenetici , motivo in più per impegnarsi nella sua tutela.     

Articolo della dott.ssa Rossella Politi                     

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