Pappagalli e geofagia, il significato biochimico dell’ingestione di terra

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Pappagalli e geofagia

Pappagalli appartenenti a specie diverse sono accumunati dallo tesso tipo di comportamento, la geofagia.
Ingeriscono cioè intenzionalmente terra, soprattutto argillosa.
Perché lo fanno?
Qual’è il significato biologico?
E da un punto di vista biochimico cosa sappiamo?
Ce lo raccontano numerosi studi scientifici, che hanno verificato o smentito molteplici ipotesi.
Ecco le conclusioni alle quali sono giunti.

Geofagia nei pappagalli. Alcune ipotesi.

Nello studio del 1999 apparso sul Journal of Chemical Ecology, intitolato Biochemical Functions of Geophagy in Parrots: Detoxification of Dietary Toxins and Cytoprotective effects1 il team condotto da James Gilardi ha vagliato alcune ipotesi.
I ricercatori sono partiti infatti dall’idea che l’ingestione di terra avesse una funzione meccanica di sostegno ai processi digestivi, che avesse il compito di tamponare l’acidità e di fornire una preziosa integrazione di minerali.
Senza sottovalutare l’importanza della funzione adsorbente e di citoprotezione del tratto digerente.
Lo studio ha analizzato le tipologie di terreno che i pappagalli prediligono, giungendo ad importanti conclusioni.

I terreni scelti in via preferenziale dai pappagalli non hanno caratteristiche fisiche che consentano un’azione meccanica di rilievo. Non hanno neanche una marcata azione tampone sul pH gastrico.
Anche l’ipotesi dell’integrazione minerale non ha trovato conferme, dal momento che i pappagalli non scelgono terreni particolarmente ricchi di alcune sostanze che sono anzi maggiormente presenti negli alimenti.

Geofagia nei pappagalli, alcune conclusioni interessanti

Tramite prove di adsorbimento in vitro, valutazione dello scambio cationico e diffrazione a raggi X è stato possibile confermare che le tipologie di terreno ingerite dai pappagalli hanno notevoli capacità adsorbenti nei confronti di sostanze a basso peso molecolare e sono in grado di scambiare cationi con efficacia.
Lo stesso studio ha previsto la somministrazione di argilla per via orale ad Amazona in cattività, valutandone la capacità di ridurre la tossicità dell’alcaloide chinidina, composto organico della China.
La tossicità è stata ridotta di almeno il 60%, confermando l’importante funzione di adsorbimento e di protezione.
L’argilla è rimasta nel tratto digerente dei pappagalli esaminati per oltre 12 ore, suggerendo un ruolo potenziale nella protezione delle mucose del tratto digerente da insulti chimici e biologici.

Studi diversi sulla geofagia dei pappagalli, risultati simili

Nel 2008 l’Association for Tropical Biology and Conservation ha pubblicato sulla rivista Biotopica una ricerca intitolata The Roles of Soil Characteristic and Toxic Absorption in Avian Geophagy2.
Sono stati analizzati 22 campioni di terreno, valutandone la struttura fisica, il contenuto in minerali e la capacità adsorbente sugli alcaloidi.
I campioni sono stati raccolti nei siti scelti da differenti specie di Psittacidi nella foresta Amazonica della regione Tambopata in Perù.
In questo studio è stato dato rilievo al contenuto in sodio dei terreni, più elevato rispetto alla concentrazione nelle piante assunte dai Pappagalli.
Allo stesso modo è stato messo in luce il potere adsorbente nei confronti dell’alcaloide Chinina, impiegato nello studio.
Anche i Pappagalli cenerini (Psittacus erithacus) del Cameroon sono stati studiati per comprendere il significato biochimico dell’ingestione intenzionale di terra, con conclusioni del tutto analoghe.

Foto Donald Brightsmith – Tambopata Macaw Project

Qualche riflessione

La geofagia non è un comportamento peculiare dei pappagalli, ma riguarda molte specie, dagli animali erbivori ai primati umani e non.
L’intenzionale ingestione di particolari tipologie di terreno consente infatti di poter garantire una maggiore variabilità nutrizionale e di proteggere le mucose dell’apparato digerente da insulti chimici e fisici, migliorando al contempo la digestione di alcuni alimenti.
Varrebbe pertanto la pena riflettere sull’importanza di favorire tale comportamento anche negli animali ospitati in cattività, ai quali sovente per l’intera durata della vita è preclusa questa possibilità.

Post di Dr.ssa Cinzia Ciarmatori, DMV, GPCert(ExAP)

Foto Rigel di Unsplash

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