Socialità e convivenza del gatto

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Socialità del gatto

Socialità e convivenza del gatto: consigli e falsi miti sugli inserimenti in case multi-gatto

Socialità e convivenza del gatto: quanto ne sappiamo?

Questo articolo è volto a fornire informazioni relativamente alla socialità felina e all’inserimento di un nuovo gatto in una casa nella quale è già presente un gatto/più gatti.

L’inserimento corretto tra gatti, non sottovalutare mai la sua utilità

Ho ricevuto talvolta richieste di aiuto preventive per inserire un nuovo gatto in una casa nella quale era già presente un felino.

Più spesso però mi è stato chiesto di intervenire quando l’introduzione era già avvenuta e non era andata a buon fine. Ciò aveva portato stress per i gatti e per tutta la famiglia.

E’ invece importante lavorare in prevenzione. Questa è una situazione da non sottovalutare.

I falsi miti

Noto che la sensibilità sul tema del benessere etologico del gatto sta aumentando, tuttavia ci sono ancora “vecchie credenze” sulla relazione tra gatti. Di seguito alcuni esempi:

“Il gatto è un animale sociale e ha sicuramente bisogno di compagni felini”.

“Se un gatto passa molto tempo da solo in casa e sembra annoiato, bisogna adottarne un altro, così si fanno compagnia”.

“Cosa cambia tra un gatto e due? I gatti convivono bene anche in poco spazio, basta un po’ di arricchimento ambientale”.

“L’inserimento se lo fanno da soli, vanno lasciati fare, anche se si picchiano”.

“Metti il gatto nuovo in un trasportino in mezzo alla stanza e fallo annusare dal gatto residente, prima o poi si abitueranno”.

“Se il gatto ha un problema comportamentale e/o difficoltà emotive (aggressività, iperattività, stress…), prendi un secondo gatto” .

Tutto ciò viene detto spesso dai proprietari, dai volontari e, talvolta, anche da Medici Veterinari.

Nel proseguo dell’articolo andremo a sfatare questi miti e a spiegare da che punto di vista  dobbiamo approcciare il problema.

Gatto animale sociale?

Possiamo definire il gatto come animale “relazionale” o “sociale facoltativo”.

Può vivere in gruppo (pensiamo alle colonie) ma tendenzialmente è un solista. E’ territoriale e caccia da solo. Da una parte il legame tra gatti che vivono nella stessa casa può diventare forte e duraturo. Dall’altra non è detto che il gatto di casa figlio unico abbia per forza bisogno di un compagno per vivere bene.

Se pensiamo che il gatto si annoi, la prima cosa da fare è apportare modifiche nell’ambiente di vita del gatto e nelle attività che gli vengono proposte, in modo da stimolarlo.

La decisione di prendere un altro gatto deve essere ben ponderata, e non si deve basare sul “il mio gatto ha sicuramente bisogno di compagnia”. Né sulla speranza di risolvere comportamenti indesiderati, problemi comportamentali e difficoltà emotive del primo gatto.

Anche considerare le caratteristiche individuali del gatto (età, capacità di adattamento…) che è già presente in casa è fondamentale.

Gatti con patologie fisiche e comportamentali potrebbero essere sottoposti a stress troppo grandi con l’arrivo di un nuovo gatto.

A volte i gatti comunicano sufficientemente bene e riescono ad evitare i conflitti. Molte altre volte no. Il dovere dei familiari è tutelare gli animali.

Continui conflitti interferiscono sul processo di inserimento e non sono benefici. Quindi non è corretto affermare che i gatti devono essere lasciati da soli a sbrigarsela.

Leila e Cleo, la socialità del gatto

L’inserimento graduale, la socialità del gatto

Una volta presa la decisione di allargare la famiglia, il proprietario si deve preparare ad un percorso di inserimento che sia graduale. Questo permette ai gatti di conoscersi e studiarsi senza forzature. In questo modo le probabilità di avere poi una buona convivenza – che sia di arricchimento per tutti – aumentano molto.

E’ importante ricordare che i gatti residenti possono vedere nel nuovo arrivato una minaccia per il controllo del territorio e delle risorse. Potrebbero vivere la situazione come se fosse una vera “invasione”.

I nuovi arrivati possono essere spaesati. Spesso non si ha nessuna informazione sul loro grado di socievolezza e di capacità di adattamento.

Tutto ciò genera stress, disagio. Quindi è bene seguire alcuni step per far star meglio i gatti nel momento del cambiamento.

Concetti e step generali per un buon inserimento

Sottolineo che queste sono indicazioni di massima, poiché il percorso va adattato ad ogni singolo caso.

Attenzione! Il passaggio alle fasi successive deve avvenire solo se gli animali mostrano di essere pronti. Un parere esperto può essere molto utile per capirlo.

– Inizialmente è consigliabile predisporre per il nuovo arrivato una stanza ampia o una porzione di casa nella quale soggiornerà per qualche giorno. Dovrà essere fornita di tutto l’occorrente (lettiera, ciotole, giacigli, giocattoli, tiragraffi, scatole dove nascondersi). I primi giorni il gatto avrà modo di ambientarsi in questo luogo “ristretto” e di conoscere gli umani con i quali vivrà. Se diffidente verso le persone, però, la conoscenza dovrà avvenire senza invadenza o forzature da parte degli umani.

– Lo step successivo è operare uno scambio di odori tra i gatti, attraverso oggetti. Conoscersi gradualmente attraverso gli odori aiuta i gatti. Si dovranno quindi monitorare le reazioni dei gatti ai nuovi odori.

– Successivamente è possibile far esplorare la casa al nuovo arrivato mentre il gatto già residente non c’è. A questo scopo il gatto residente può essere messo temporaneamente in una stanza con dei diversivi piacevoli. Dopodiché si riaccompagna il nuovo gatto nel proprio spazio e si lascia libero il vecchio, che passerà in rassegna gli odori lasciati dall’altro.

– Il passo seguente è un contatto visivo, ma senza che i gatti possano “farsi male”. Vedersi ed annusarsi attraverso uno spiraglio della porta o, ancor meglio, attraverso una rete, è utile per avere contatti in sicurezza. D’altra parte, questa logistica permette agli animali di stare lontani uno dall’altro senza inseguimenti, se non desiderano contatti ravvicinati.

– L’incontro senza barriere potrà essere organizzato se la fasi precedenti hanno permesso di avere un certo grado di tolleranza ed un abbassamento dello stress. E’ sempre necessario monitorare i comportamenti dei gatti, anche per interrompere eventuali situazioni di tensione.

Spazi e risorse

Spesso non si sviluppano aperti conflitti, ma i gatti in casa si controllano da lontano o si ignorano. Cercano di non “incontrarsi” mai nello sfruttare le risorse. Se le risorse e lo spazio a disposizione sono sufficienti – meglio se in eccedenza – l’equilibrio può essere mantenuto, ma in questo caso la convivenza potrebbe non essere di arricchimento per i gatti.

Se le risorse e lo spazio disponibile sono insufficienti, ben presto il livello di stress si alzerà minando il benessere psico-fisico degli animali.

Accade anche, tuttavia, che i gatti riescano a convivere sentendosi parte dello stesso gruppo sociale, trovando appagamento nella relazione.

Lo spazio e le risorse, quindi, sono molto importanti. Sia in termini di metri quadri, possibilità di salire in alto, nascondersi, sia circa l’organizzazione.

I proprietari dovrebbero valutare se gli spazi a disposizione sono adeguati. Infatti, è necessario avere spazio per dividere i gatti durante l’inserimento. E spazio e risorse sono necessari per favorire una tolleranza/amicizia senza conflitti.

Una panoramica di dinamiche da NON attuare

1. Non mettere il nuovo gatto in un trasportino o gabbia mentre l’altro è fuori che lo guarda/annusa/minaccia.

2. Non tenere i gatti in braccio per farli avvicinare uno all’altro.

3. Non pretendere che i gatti, anche una volta che l’inserimento è andato a buon fine, mangino nella stessa ciotola ed usino la stessa lettiera. A questo proposito, vale la regola che le risorse dovrebbero essere in numero pari al numero di gatti+1. Saranno poi i gatti a scegliere come gestirsele.

4. A volte viene suggerito, per favorire l’accettazione, di far mangiare i gatti vicini ai lati della porta che li divide. Io sconsiglio questa pratica poiché il momento del pasto è “sacro”, quindi lo stress e i conflitti potrebbero aumentare. Si può provare con bocconcini appetitosi extra da offrire ai gatti quando sono uno in presenza dell’altro e lo stato emotivo di entrambi lo permette.

Ruolo del Medico Veterinario

Tutelare il benessere degli animali e la serenità di tutto il sistema famiglia può essere visto come uno dei compiti del Medico Veterinario.

I proprietari spesso cercano informazioni su questo tema da fonti non attendibili. Sarebbe auspicabile che si rivolgessero invece ai propri Medici Veterinari curanti. Questi ultimi, se in possesso di conoscenze aggiornate sull’argomento, possono invitare le famiglie a fare una valutazione consapevole.

Successivamente possono dare i primi consigli operativi, soprattutto per informare i proprietari circa cosa non fare nelle fasi iniziali, ed eventualmente inviare ad un collega con competenze in comportamento.

L’aiuto di quest’ultimo può essere davvero fondamentale. Egli può valutare la situazione specifica, in modo da dare consigli mirati così da minimizzare lo stress del sistema famiglia.

Ulteriori considerazioni

Talvolta i legami tra gatti conviventi fortunatamente assumono le connotazioni di vere relazioni affettive.

Come accorgersene? I gatti che si sentono appartenere allo stesso gruppo sociale mostrano comportamenti affiliativi. Esempi sono dormire insieme, leccarsi a vicenda e strusciarsi vicendevolmente con il corpo. Possono anche giocare insieme, e allora vedremo agguati, inseguimenti e lotte ma con scambio di ruoli e senza vocalizzazioni, unghie e ciuffi di peli che volano.

Gattini della stessa età presi insieme hanno più probabilità di andare d’accordo e divertirsi.

Quindi in questo caso – parlando in termini generali – l’adozione di coppia può essere considerata favorevolmente.

Conclusioni

Tutti noi dovremmo sempre ricordare cosa significa socialità per il gatto e quanto sia fondamentale fare un inserimento graduale.

Articolo della Dott.ssa Eva Ricci, DVM, Biologa, Etologa

Lettura consigliata

“La convivenza felina multipla nell’ambiente domestico: una sfida comportamentale”, della Dottoressa Sarah Heath, Certified Clinical Animal Behaviorist, pubblicato su Veterinary Focus (2010).

Foto in evidenza: Pixabay

Per la foto nell’articolo si ringrazia la dott.ssa Marta Croce

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