Vitamina D e Akita Inu: uno studio tutto italiano!

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Livelli sierici bassi di vitamina D sono stati correlati a diverse patologie nell’uomo. Uno studio tutto italiano indaga la concentrazione di vitamina D negli Akita Inu, razza di cani predisposti a diverse patologie autoimmuni.

—> Se siete proprietari di Akita, controllate in fondo al post per avere informazioni interessanti relativamente ad altri studi condotti da Akita Lab, uno dei partecipanti a questo sulla vitamina D!

Cosa sappiamo

Livelli sierici bassi di vitamina D sono stati correlati con diverse patologie nell’uomo, soprattutto a carattere autoimmune. Anche nel cane sono già state individuate alcune correlazioni fra insufficienza di vitamina D e patologie come insufficienza renale, linfoma, mastocitoma e altre.

Cosa aggiunge lo studio

Lo studio si propone di indagare la concentrazione di vitamina D in una particolare razza di cani, gli Akita Inu giapponesi. Questa razza è predisposta a sviluppare diverse patologie auto-immuni, per cui il dosaggio di una vitamina-ormone così importante per il sistema immunitario è fondamentale.

Conclusioni

Lo studio riporta una correlazione fra bassi livelli di vitamina D 25OH e alcune depigmentazioni particolari negli Akita Inu, che possono essere a loro volta campanelli di allarmi per patologie autoimmuni. Una dieta appropriata non solo alla specie quindi, ma anche alla razza, oltre a monitoraggi seriali di questa vitamina sembrano essere fondamentali per prevenire l’insorgenza di queste patologie.

Negli ultimi anni, un numero sempre crescente di studi ha messo in correlazione numerose patologie su base infiammatoria o immuno-mediata con carenze sieriche di idrossivitamina D o vitamina D 25OH.

Negli esseri umani, un’analisi di tipo genomico ha identificato più di 2700 posizioni di geni codificanti per recettori della vitamina D, posizionati significativamente vicini a geni associati a patologie autoimmuni o neoplastiche.

Un deficit di vitamina D è stata identificata anche in pazienti affetti da epilessia e alcune evidenze sembrano suggerire come un livello adeguato di questo ormone-vitamina sia utile a mantenere sotto controllo le crisi convulsive.

Inoltre, la carenza di vitamina D sembra essere presente in patologie che danno decolorazioni cutanee come la vitiligine, fatto che ha fatto suonare un campanello d’allarme nei ricercatori coinvolti in questo studio, dato che anche negli Akita giapponesi, può apparire nel corso della vita una decolorazione cutanea, senza apparente associazione con altri sintomi.

Nei carnivori domestici, fra cui il cane, a differenza di altri mammiferi, fra cui gli esseri umani, non avviene la sintesi cutanea di vitamina D, che quindi deve essere interamente fornita con l’alimento, in quantità corrette e in forma biodisponibile.

Gli Akita Inu: una razza predisposta a diverse patologie

L’Akita Inu è una razza di origine giapponesi, utilizzata in passato come cani da lavoro, avendo una particolare attitudine sia per la caccia che per la guardia. Di loro si dice che furono i cani dei samurai e dell’aristocrazia giapponese, tanto da essere dichiarato monumento naturale di questo paese nel 1931.

Da un punto di vista nutrizionale, gli Akita sono già stati coinvolti in altri studi, essendo una delle razze dove è stato riportato un minor numero di copie di del gene AMY2B, deputato alla produzione di amilasi. Per questo, cani appartenenti a questa razza possono tollerare male diete con alte percentuali di amidi.

Gli Akita inoltre sembrano dimostrare un’alta incidenza di patologie immuno-mediate, caratterizzate spesso anche da sintomi severi. Fra queste, dobbiamo certamente citare la sindrome UVD (sindrome uveodermatologica) e l’adenite sebacea (SA).

Vista l’importanza della concentrazione sierica di vitamina D in alcune patologie immuno-mediate e vista la predisposizione della razza Akita Inu a questo tipo di patologie, il gruppo di studio italiano si è prefissato di valutare questo nutriente in una popolazione di Akita.

Gli Akita sono dei cani molto particolari, sia come carattere che come gusti alimentari: i “cani-gatto”, gusti difficili da soddisfare e certamente impossibili da costringere! Foto di Eduardo Correia da Pexels

Lo studio: come è stato fatto e cosa ha evidenziato?

In totale sono 103 i campioni di siero di cani di razza Akita Inu raccolti dal gruppo di studio e analizzati per valutarne i livelli sierici di vitamina D 25OH. I cani erano diversi per età, sesso e patologie, potevano avere o meno decolorazioni della cute e erano alimentati con diete diverse.

All’interno di questo gruppo, i cani sono stati esaminati clinicamente per valutarne lo stato di salute e la presenza di stati patologici. Fra le patologie riscontrate vi sono state la sindrome UVD e la adenite sebacea (tipiche degli Akita come visto sopra), ma anche dermatite cronica, epilessia, toxoplasmosi, allergia, enteriti e artrosi. La presenza di depigmentazioni invece non è stata correlata a particolari patologie e poteva essere presente sia in cani apparentemente sani che nei malati.

I livelli di vitamina D misurati sono stati in media di 82,42 ng/mL, con un range abbastanza ampio incluso fra 33 e 144 ng/mL.

Interessante notare come il gruppo di cani valutati sani dimostrasse un valore medio più alto di vitamina D nel sangue rispetto a quelli con patologie.

Inoltre, i cani con depigmentazione cutanea, anche se catalogati nel gruppo dei cani sani secondo i sintomi clinici, avevano livelli di vitamina D più vicini a quello del gruppo dei cani malati. Questo porta i ricercatori a concludere che le depigmentazioni cutanee degli Akita, associate a bassi livelli di vitamina D, possono essere considerate come un segno di allerta per eventuali patologie immuno-mediate.

Un’altra nota interessante dello studio risiede nel tipo di dieta: apparentemente infatti i cani alimentati con diete fresche avevano livelli mediamente inferiori a quelli alimentati con diete commerciali. Questo dovrebbe indurre il clinico che formula una dieta fresca a mantenere monitorati i livelli di vitamina D nel sangue, al fine eventualmente di integrarli.

Post scritto da Dr.Maria Mayer, DVM, PhD, CEO Webinar4VETs,

Articolo scientifico originale Casini, L., Zago, D., Cavicchioli, E., & Tomiazzo, C. (2020). Serum 25-hydroxyvitamin D concentration in Japanese Akita dogs: A survey. Veterinary and Animal Science10, 100139.

Per maggiori informazioni riguardo Akita Lab , associazione senza scopo di lucro nata dall’amore dei suoi fondatori per la razza Akita che vuole portare avanti la ricerca scientifica riguardo questa razza, cliccate il link sopra.

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Foto di copertina by MIKHAIL VASILYEV on Unsplash

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